Giuseppe Consolo, il Messaggero, 17/05/1997, 17 maggio 1997
La riforma dell’articolo 513, contro cui gridano un gruppo di pubblici ministeri, e che i politici invece difendono, consiste in questo: se uno ha accusato qualcun altro davanti al Pubblico ministero e senza l’Avvocato difensore, dovrà poi ripetere le sue accuse durante il processo e consentire, quindi, di essere controinterrogato dai difensori della persona che accusa
La riforma dell’articolo 513, contro cui gridano un gruppo di pubblici ministeri, e che i politici invece difendono, consiste in questo: se uno ha accusato qualcun altro davanti al Pubblico ministero e senza l’Avvocato difensore, dovrà poi ripetere le sue accuse durante il processo e consentire, quindi, di essere controinterrogato dai difensori della persona che accusa. Se non ripete e non consente di essere controinterrogato, quello che ha dichiarato al Pubblico ministero non vale. Oggi, invece, si considera valida la semplice lettura delle dichiarazioni di un siffatto accusatore, rese magari in cella e senza l’assistenza del difensore.