Bernardo Valli, La Repubblica, 16/05/1997; Marco Moussanet, Il Sole 24 ore, 23/04/1997., 16 maggio 1997
Juppé. Cinquantenne, sindaco di Bordeaux, tecnocrate formato alla prestigiosa Scuola nazionale dell’Amministrazione (Ena) da cui sono usciti i grandi politici francesi (Giscard d’Estaing, Chirac, Fabius, Balladur, Jospin), ex ministro degli Esteri, nominato poi primo ministro da Chirac
Juppé. Cinquantenne, sindaco di Bordeaux, tecnocrate formato alla prestigiosa Scuola nazionale dell’Amministrazione (Ena) da cui sono usciti i grandi politici francesi (Giscard d’Estaing, Chirac, Fabius, Balladur, Jospin), ex ministro degli Esteri, nominato poi primo ministro da Chirac. All’inizio ha raccolto ampi consensi: tutti lo consideravano equilibrato e competente, l’unico in grado di coordinare all’interno della maggioranza liberisti e interventisti, euroscettici ed europeisti, gollisti fedeli a Balladur e gollisti fedeli a Chirac. Nel 1995 per le colossali proteste di piazza ha dovuto abbandonare la riforma previdenziale e della pubblica amministrazione. Ora Juppé è il primo ministro più impopolare nella storia della Quinta Repubblica. Negli ultimi sondaggi solo otto intervistati su cento desiderano che resti all’Hôtel Matignon e anche molti gollisti si augurano che, comunque vadano le elezioni, venga sostituito. «La sua figura ha finito con l’incarnare il tecnocrate arido, meccanico, matematico, che traduce l’umanità in cifre» (Bernardo Valli). Un autorevole esponente della Destra ha detto: «Se Jacques Chirac manda un segnale per dire che ha deciso di cambiare il primo ministro, le elezioni le vinciamo noi. Se sostiene il suo primo ministro, perdiamo. Se resta nell’ambguità, finirà 50 a 50». Programma di Jospin: meno Stato, più mercato, liberare l’impresa per creare occupazione, costruire la Grande Europa.