Manuel Vasquez Montalban, La Repubblica, 17/05/1997, 17 maggio 1997
Noi spagnoli continuiamo a temere che la nostra ultima occasione di essere un paese normale consista nel restare in Europa, al riparo dalle insopportabili peculiarità militarizzate della Storia di Spagna
Noi spagnoli continuiamo a temere che la nostra ultima occasione di essere un paese normale consista nel restare in Europa, al riparo dalle insopportabili peculiarità militarizzate della Storia di Spagna. Gli italiani ”pedoni” della Storia concepiscono l’Europa come una immensa pizza annaffiata da vinodotti di Chianti, ma hanno una memoria storica troppo poco distante dalla città-stato e una diffidenza educata dalla doppia morale, dalla doppia verità e dalla doppia contabilità, binomi operanti nei quasi cinquant’anni di pareggio storico. D’altro canto gli eurocrati e il ”Financial Times” ci indicano come esempio e lodano la salute convergente della Spagna, mentre rimproverano la parsimonia convergente dell’Italia. Vogliono dividerci e approfittare di quel ghiribizzo di alcuni spagnoli emergenti postmoderni che li porta in casi estremi a voler sembrare svizzeri o giapponesi e a rimproverare gli italiani accusandoli di aver fatto male i compiti e di non essere maturi per ricevere la piena identità europea. Paralizzate le unioni politiche e sociali, i benefici dell’unione monetaria sono soltanto questione di fede, una fede equivalente a quella avuta dai maoisti ai tempi della rivoluzione culturale e che costò il sacrificio di due o tre generazioni. Sarebbe assai tranquillizzante se la panna della torta buttata in faccia a Jacques Delors provenisse dal latte di qualche mucca pazza, inacidito dall’incavolatura! Manuel Vázquez Montalbán