Carlo Pelanda, Ettore Gotti Tedeschi, Il Giornale, 14/05/1997, 14 maggio 1997
Non resta altro che tentare di utilizzare il patrimonio immobiliare pubblico per ridurre sostanzialmente il debito
Non resta altro che tentare di utilizzare il patrimonio immobiliare pubblico per ridurre sostanzialmente il debito. La ”commissione Cassese” ne ha stimato l’ammontare in 651 miliardi, se espresso in «valori contabili» che potrebbero essere equivalenti a circa 2 milioni di miliardi se valutati in termini di «valore di mercato potenziale». Sulla carta l’Italia ha un patrimonio che, più o meno, è in grado di compensare il debito. Ma come fare a ridurre il secondo realizzando il primo? L’ipotesi di vendita diretta della parte di patrimonio alienabile non può essere una soluzione sostanziale perché il mercato non lo potrebbe assorbire nelle quantità e tempi utili. Altre opzioni che implichino la trasformazione diretta dei titoli di debito in azioni corrispondenti a quote di proprietà del patrimonio pubblico non risulterebbero credibili qualora mancasse il trasferimento a chi compra della gestione del bene. La remunerazione media di queste azioni, infatti, sarebbe bassa in quanto attualmente la gestione del patrimonio pubblico frutta solo lo 0,5% all’anno e pare che le spese di manutenzione siano 20 volte superiori agli incassi per affitti. Eppure il patrimonio c’è, è tanto e qualitativamente molto attrattivo (si pensi a quello artistico e storico). Possibile che non troviamo un modo per utilizzarlo a compensazione del debito?