Roberto Gervaso, Il Messaggero, 17/05/1997, 17 maggio 1997
Nel luglio del ’48, quando Pallante sparò a Togliatti, lei salvò davvero l’ltalia dalla guerra civile? «Lo hanno detto e scritto
Nel luglio del ’48, quando Pallante sparò a Togliatti, lei salvò davvero l’ltalia dalla guerra civile? «Lo hanno detto e scritto. Quel 14 luglio il Tour riposava. In Francia, era festa nazionale: la presa della Bastiglia. Io vinsi le tappe del 15 e del 16 e del 18, giorno del mio compleanno». E il 17? «Altro riposo». Dov’era quando seppe dell’attentato? «In albergo, a Cannes. Nel primo pomeriggio De Martino ce ne diede notizia, poi ci disse: ”In Italia tira aria di rivoluzione. Domani si va a casa”. E, forse, ci saremmo andati se la sera De Gasperi, allora capo del governo non mi avesse chiamato al telefono da Roma». Vi conoscevate? «Ci davamo anche del tu. Ma solo in privato. Fin dagli anni Trenta eravamo iscritti all’Azione cattolica. Mi disse: ”Hai capito chi sono?” ”Sì, Alcide” risposi». E lui? «’Il Tour, dunque, è perso”». E lei? «Come perso?» E De Gasperi? «Hai troppi minuti di distacco dalla maglia gialla». E lei? «Ma il Giro non è finito: voglio e devo vincerlo. Domani c’è una tappa molto importante. Ci vorrà una sveglia per contare i minuti di distacco del secondo. Straccerò tutti. E, infatti, arrivai a Parigi in maglia gialla. Tornato in Italia, De Gasperi volle incontrarmi». Cosa le disse? «’Gino, chiedimi quello che vuoi”». E lei cosa gli chiese? «Uno sconto sulle tasse». L’accontentò? «No. ”Impossibile” mi rispose. Non insistetti». (Gino Bartali a Roberto Gervaso)