Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  maggio 14 Mercoledì calendario

Recentemente, in qualità di corrispondente italiano dell’’Economist”, mi è capitato d’accompagnare in un giro d’interviste il collega venuto da Londra

Recentemente, in qualità di corrispondente italiano dell’’Economist”, mi è capitato d’accompagnare in un giro d’interviste il collega venuto da Londra. In 48 ore abbiamo incontrato un primo ministro, quattro ex primi ministri, un uomo che non disdegnerebbe d’essere primo ministro, e un personaggio che, se avesse uno staterello tutto suo, assumerebbe una carica equivalente a primo ministro. I personaggi in questione sono Romano Prodi, Giuliano Amato, Carlo Azeglio Ciampi, Lamberto Dini, Silvio Berlusconi, Massimo D’Alema e Umberto Bossi. Quello che hanno detto è interessante, ed è apparso sull’’Economist”. Altrettanto interessante è come lo hanno detto. C’è chi ha parlato inglese (bene, molto bene, benino), chi ha parlato italiese (l’equivalente linguistico della stracciatella: italiano con frammenti d’inglese), chi ha parlato italiano, nonostante capisse; e chi ha parlato inglese, rischiando di non farsi capire. L’ospite britannico è rimasto comunque impressionato. L’Italia parlava (più o meno) la sua lingua; mentre lui non parlava la lingua dell’Italia.