Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 14/05/1997, 14 maggio 1997
Meno esotica, ma non meno interessante, la lingua di Romano Prodi. Il collega britannico sostiene che l’inglese del presidente del Consiglio gli ricorda quello di Gianni De Michelis: categoria ”entusiasti”
Meno esotica, ma non meno interessante, la lingua di Romano Prodi. Il collega britannico sostiene che l’inglese del presidente del Consiglio gli ricorda quello di Gianni De Michelis: categoria ”entusiasti”. Ambedue si buttano, ma mentre l’ex ministro degli Esteri sparava agghiaccianti «at the limit» (sua personale traduzione di «al limite»), l’attuale presidente del Consiglio l’inglese non lo inventa. Lo sa. Se, talvolta, l’inglese prodiano appare artigianale, è dovuto all’accento. Prodi non somiglia a quegli italiani che tentano raccapriccianti imitazioni dell’accento britannico (o americano). L’uomo di Palazzo Chigi trasferisce invece l’intero repertorio vocale - vocali emiliane, sbuffi e sospiri - nella lingua di Tony Blair. L’effetto è curioso, ma comprensibile.