Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 14/05/1997, 14 maggio 1997
Per Lamberto Dini il discorso è diverso. Il ministro degli Esteri l’inglese lo sa bene: gli anni a Washington non sono trascorsi invano
Per Lamberto Dini il discorso è diverso. Il ministro degli Esteri l’inglese lo sa bene: gli anni a Washington non sono trascorsi invano. Lo sa meglio di Ciampi - che abbiamo incrociato in un salone di Palazzo Chigi - ma peggio di Giuliano Amato, che è convinto di saperlo benissimo. L’inglese di Amato è idiomatico, ieratico, mediatico, acrobatico, qualche volta, parlando, l’uomo si arrampica sulla poltrona, da dove fissa il mondo di sotto, nel caso osasse interrompere. In inglese, Amato può affrontare qualsiasi argomento (dalla teoria del caos alla prospettiva del governo), meno uno: il futuro politico di Giuliano Amato. Ma qui, più che l’inglese, fa difetto la volontà.