Beppe Severgnini, Corriere della Sera, 14/05/1997, 14 maggio 1997
Siamo a Silvio Berlusconi e a Massimo D’Alema. Oltre alla buona riuscita della Bicamerale, i due avversari hanno dichiarato d’avere un secondo obiettivo comune: imparare l’inglese
Siamo a Silvio Berlusconi e a Massimo D’Alema. Oltre alla buona riuscita della Bicamerale, i due avversari hanno dichiarato d’avere un secondo obiettivo comune: imparare l’inglese. La differenza è questa. Berlusconi, in attesa di impararlo, lo parla, con veemenza poco anglosassone. D’Alema, invece, aspetta di saperlo, con cautela poco italiana. Durante il nostro incontro, il presidente della Bicamerale non ha proferito parola inglese (neppure good-bye), sebbene mostrasse di capire le domande prima che fossero tradotte. Ho dovuto perciò assumere il ruolo di interprete rinunciando a quello di giornalista. Per questo, forse, D’Alema mi ha trattato tanto bene.