Carlo Bonini, Diario 02/04/1997, 2 aprile 1997
Il sistema fino ad oggi ha funzionato così: «Ci sono alcuni macchinisti (detti in gergo ”corridori”) che fanno troppi straordinari
Il sistema fino ad oggi ha funzionato così: «Ci sono alcuni macchinisti (detti in gergo ”corridori”) che fanno troppi straordinari. Il loro stipendio, per dare un’idea, passa dai 3 milioni e mezzo ai sei-sette. In alcuni casi ho visto buste paga di dieci milioni» (Aldo Murella, coordinatore nazionale del Comu, il Coordinamento macchinisti uniti). «Molte di queste ore sono fittizie: bastano dieci minuti per farne scattare una, certe ore, per un meccanismo infernale, vengono pagate tre volte e, soprattutto, molte sono frutto di lunghe pause che non si possono considerare stressanti. Voi leggete: 10 ore di servizio. Ma quante sono passate alla guida di un locomotore?» (Mauro Moretti, ingegnere responsabile delle Ferrovie per il materiale rotabile). Nell’arco delle 24 ore quelle da trascorrere in cabina sono 7 se di notte, 8,45 se di giorno. Su 31 giorni non si può superare il limite di 170 ore di guida. Quest’orario deriva dal dpr 374 dell’’83, approvato dopo il grande sciopero dei Cobas dell’ ’82. Il surplus nell’organico è di 1.500-2.000 dipendenti ed il totale del costo del lavoro è previsto nel ’99 in 8.500 miliardi, duemila più di quelli compatibili con il risanamento dei conti. Un lavoratore delle Ferrovie dello Stato (vedi ”il Foglio dei Fogli” n. 12-13) ogni anno costa mediamente 76 milioni e 700 mila lire, il 42,8% in più (a parita di potere d’acquisto) di un operaio delle ferrovie inglesi, il 33,6% in più degli spagnoli della Renfe e il 32% in più dei francesi della Sncf. Ai costi non corrisponde un’adeguata produttività: un macchinista della tedesca Dbag produce il 67,7% in più rispetto a un pari grado delle Fs. Il lavoro svolto da un addetto alla circolazione della Renfe equivale a quello di due colleghi dell’azienda italiana. Un addetto delle Fs cura 830 metri di linea, uno della Renfe due chilometri. Secondo dati del ’95 un controllore spagnolo produce un po’ più di tre controllori italiani.