Giorgio Meletti, Corriere della Sera, 23/05/1997; La Repubblica, 23/05/1997, 23 maggio 1997
«Cimoli è già alle prese con la pesante eredità lasciatagli da Necci, con la persistente conflittualità dei macchinisti, con un difficile rinnovo contrattuale e con le aspettative per un piano di impresa da presentare tra quindici giorni con il rischio di apparire deludente se prudente o velleitario» (Giorgio Meletti) «Le Ferrovie sono state malgestite, hanno buttato quattrini con società che con i treni nulla hanno a che vedere, hanno per anni viaggiato lontane dalle logiche d’impresa, hanno resistito come la carta velina alle pressioni corporative dei sindacati? Se pensate questo vi sbagliate
«Cimoli è già alle prese con la pesante eredità lasciatagli da Necci, con la persistente conflittualità dei macchinisti, con un difficile rinnovo contrattuale e con le aspettative per un piano di impresa da presentare tra quindici giorni con il rischio di apparire deludente se prudente o velleitario» (Giorgio Meletti) «Le Ferrovie sono state malgestite, hanno buttato quattrini con società che con i treni nulla hanno a che vedere, hanno per anni viaggiato lontane dalle logiche d’impresa, hanno resistito come la carta velina alle pressioni corporative dei sindacati? Se pensate questo vi sbagliate. Giancarlo Cimoli ha invece spiegato che lo Stato ha drasticamente tagliato i finanziamenti, che l’inflazione è cresciuta più dell’aumento dei biglietti, che le Fs hanno recuperato efficienza facendo sforzi e sacrifici. Insomma, se in cassa non c’è una lira non è colpa dell’azienda».