Claudio Lazzaro, Sette, 08/05/1997, 8 maggio 1997
La storia inizia a bordo di un aereo: «Era un Dc 8, in carlinga eravamo venti uomini, con armamento trasportabile
La storia inizia a bordo di un aereo: «Era un Dc 8, in carlinga eravamo venti uomini, con armamento trasportabile. Due caccia ci hanno scortati fino all’atterraggio a Kindu». Antoine ha 57 anni, corporatura media, massiccio, stretta di mano ferrea. Nasconde la stempiatura con un cappellaccio stile baseball. Sopra gli occhiali a pera, da pilota di elicottero, spuntano sopracciglia lunghe e ricurve che accentuano, muovendosi, i punti salienti del racconto: «Era il ’64. Da quelle parti c’era una tradizione antica di cannibalismo, che però recentemente aveva ripreso a dare fastidio. Gente del luogo spariva misteriosamente e anche i bianchi cominciavano a sentirsi poco sicuri. Mobutu aveva incaricato Denard di occuparsi del problema e io, che avevo sentito voci terribili sul massacro di Kindu, chiesi subito di far parte della spedizione. Anche se ero la sua guardia del corpo e dovevo stare al suo fianco, Denard mi accontentò volentieri». Una pausa e poi continua: «Appena arrivato mi misi a cercare i testimoni dell’eccidio. Mi dissero che c’era un prete, che aveva visto tutto. Lo trovai, dimostrava quasi 60 anni, stava male. Prima non voleva parlare, ma quando cominciò, non riuscì a fermarsi».