Claudio Lazzaro, Sette, 08/05/1997, 8 maggio 1997
Secondo Antoine l’Hongrois, il povero prete che gli raccontò questa versione dei fatti disse di aver mangiato quella carne: «Era un uomo distrutto
Secondo Antoine l’Hongrois, il povero prete che gli raccontò questa versione dei fatti disse di aver mangiato quella carne: «Era un uomo distrutto. Mentre raccontava, piangeva in modo strano, come fanno i bambini di pochi anni. Parlava di un pezzo di carne rotondo». Antoine riemerge dal racconto e lo conclude a modo suo, secondo l’etica del mercenario, che è diversa da quella corrente: «Eravamo in venti e bene armati. Siamo andati a cercare i responsabili. Il capo della polizia era un fregnetto basso che viaggiava su una decappottabile americana. Era così piccolo che spuntava solo la testa. Abbiamo fatto pulizia». Altri corpi mutilati affiorano qua e là nei racconti di Antoine l’Hongrois. Difficile capire se si tratta di una sua ossessione personale o della semplice cronaca di un medioevo contemporaneo. Adesso è un uomo tranquillo, sposato con figli. Dopo aver fatto il mercenario in Congo, ha lavorato all’estero per altri 15 anni, di cui 8 in Centro America, sempre nei servizi di sicurezza. Un lavoro che sta svolgendo anche adesso, a Roma. Del suo passato di mercenario fornisce due spiegazioni: «La voglia di avventura e la causa anticomunista. La stessa che spingeva il mio comandante, Bob Denard». Una causa in cui Antoine continua a credere, anche quando racconta di un incredibile commercio che, in quei primi anni Sessanta, nello Zaire di Mobutu che doveva difendersi dagli attacchi dei Simba, addestrati dai soldati di Castro, avrebbero fatto alcuni uomini dell’ambasciata americana. «Offrivano ricchi premi a chi portava la testa di un istruttore castrista. In quel periodo io fumavo sempre ottimi sigari cubani».