Pietro Bonazza, MF, 29/05/1997; Franco Papitto, La Repubblica, 29/05/1997; Il Messaggero, 29/05/1997; Roberto Petrini, La Repubblica, 30/05/1997, 29 maggio 1997
Altri commenti. «L’operazione di rivalutazione decisa dal governo tedesco è molto grossolana per almeno due motivi che possiamo italianizzare per renderli più comprensibili: 1) l’oro è di proprietà della società per azioni Banca d’Italia e non dello Stato italiano
Altri commenti. «L’operazione di rivalutazione decisa dal governo tedesco è molto grossolana per almeno due motivi che possiamo italianizzare per renderli più comprensibili: 1) l’oro è di proprietà della società per azioni Banca d’Italia e non dello Stato italiano. Se questa distinzione cade, diventa inutile ogni separazione giuridica del ”debito pubblico”. Potremmo affibbiarlo tutto alla Banca d’Italia e dire che da quel momento sono affari del dottor Fazio invece che del dottor Ciampi. Ma non si può [...] perché l’oro è iscritto all’attivo dello stato patrimoniale della Banca d’Italia ed è valutato al 31 dicembre di ogni anno; 2) stato calcolato recentemente che con tutto l’oro della Banca d’Italia si coprirebbe forse il 2% del debito pubblico, come a dire: meno di un semestre di interessi. Quindi lasciamo perdere, perché l’oro non serve più a niente» (Pietro Bonazza).«Anche se la revisione fosse effettuata immediatamente, la plusvalenza dovrebbe essere iscritta nel bilancio 1997 che la Buba approva nell’aprile 1998, troppo tardi per alleggerire il deficit dell’anno prima».Non è escluso che il principio della rivalutazione finisca per riguardare anche i 22 miliardi di dollari delle riserve tedesche, pure contabilizzati a livelli assai inferiori a quelli di mercato (1,36 marchi per un dollaro contro l’attuale cambio a 1,70).