Sergio Soave, MF, 28/05/1997; Pierluigi Magnaschi, MF, 29/05/1997., 28 maggio 1997
«C’è
da tenere presente che il leader socialista, Lionel Jospin, alla fine di aprile ha firmato, in vista delle elezioni, il cosiddetto ”Accordo comune” con il Partito comunista francese nel quale venivano fissate tre condizioni: la Francia non entra nell’Unione monetaria senza l’Italia e la Spagna; il patto di stabilità deve essere sostituito con un patto di solidarietà e di crescita; istituzione di un governo economico in grado di bilanciare il potere della futura Banca centrale europea. [...] Condizionare l’avvio dell’Uem all’ingresso di Italia e Spagna non può che farci piacere. Ma siccome l’Italia arranca nel rispetto dei parametri, questa condizione potrebbe tradursi, nei fatti, o in un annacquamento dei parametri o in un rinvio per tutti dell’Uem. Sostituire il patto di stabilità (che fissa limiti invalicabili di spesa pubblica e di rigore macroeconomico) con un patto di solidarietà e di crescita (che indica invece la volontà di allentare i cordoni della spesa pubblica per rilanciare l’economia) esprime la preferenza per una gestione meno attenta alla stabilità nel tempo del valore della moneta. E infine, sull’istituzione di un governo economico europeo, nulla da dire: è già prevista dal trattato di Maastricht. [...] Se il Ps, per raggiungere la maggioranza dei seggi, avrà bisogno dei voti del Movimento dei cittadini di Jean Pierre Chevénement e, soprattutto, dei comunisti di Robert Hue, le cose, sul piano delle prospettive dell’euro, si metteranno davvero male» (Pierluigi Magnaschi).