Luciano Gallino, La Stampa, 28/05/1997, 28 maggio 1997
Questa notizia di ieri segna di fatto l’uscita dell’Italia - un Paese otto volte più grande della Svizzera - da un altro settore chiave della ricerca e delle tecnologie contemporanee
Questa notizia di ieri segna di fatto l’uscita dell’Italia - un Paese otto volte più grande della Svizzera - da un altro settore chiave della ricerca e delle tecnologie contemporanee. A fronte di tali concentrazioni, notava ieri un commentatore del ”Sole 24 ore”, tutta l’industria farmaceutica italiana non è in grado di spendere in attività di ricerca nemmeno quanto spende una sola delle prime dieci aziende in classifica. Il guaio è che questo ormai vale in pratica per tutte le tecnologie che domineranno l’economia dei primi decenni del XXI secolo: microelettronica, avionica, fotonica, nuovi materiali organici e inorganici, sistemi di telecomunicazione, produzione di software, nanotecnologie e, appunto, la farmaceutica. In tutti questi settori di ricerca e di sviluppo tecnologico, dove la ricerca di base è assolutamente indistinguibile dalla ricerca applicata, vale il rapporto 1:10, nel quale 1 corrisponde grosso modo a 1000 miliardi. Ciò significa che per inventare e brevettare un nuovo prodotto, in tutti i suddetti campi, occorre una cifra che si aggira sui 1000 miliardi. Dopodiché bisogna investire 10 volte tanto, cioè 10 mila miliardi, per trasformare l’invenzione brevettata in un prodotto maturo per il mercato. Il tutto in presenza del rischio che nel corso del suo sviluppo, che può richiedere parecchi anni, un prodotto che prometteva meraviglie si riveli un insuccesso. E quando questo succede, addio investimenti.