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 1997  maggio 28 Mercoledì calendario

L’amara realtà italiana è che in tutti i settori ricordati sopra v’è da temere che non esista più, o non possa mai più crescere, una sola azienda dotata dei mezzi finanziari, dei laboratori di ricerca, della tenuta organizzativa e manageriale a lungo termine che le permetta di investire da 10mila miliardi in su nella ricerca di prodotti che potrebbero anche non arrivare mai sul mercato

L’amara realtà italiana è che in tutti i settori ricordati sopra v’è da temere che non esista più, o non possa mai più crescere, una sola azienda dotata dei mezzi finanziari, dei laboratori di ricerca, della tenuta organizzativa e manageriale a lungo termine che le permetta di investire da 10mila miliardi in su nella ricerca di prodotti che potrebbero anche non arrivare mai sul mercato. D’altra parte le cifre parlano chiaro: l’Italia, secondo dati della Oecd, spende in ricerche e sviluppo meno della metà della Francia, un terzo della Germania, un sesto del Giappone (che ha una popolazione appena doppia della nostra) e un quindicesimo degli Stati Uniti. Essere gli ultimi della classe nel campo della ricerca e dello sviluppo di nuove tecnologie, dirà qualcuno, non è poi un dramma. Ci restano pur sempre il turismo, il made in Italy, i beni culturali, e la piccola impresa capace di esportare qualunque cosa in qualunque Paese del mondo. Il fatto è che nei prossimi vicinissimi decenni l’occupazione, i redditi sicuri, i lavori qualificati e puliti, le spinte innovative ai modi di lavorare e alla scuola, verranno tutti, senza quasi eccezione, dallo sviluppo delle tecnologie, richiamate sopra. E a tutto ciò, ovviamente, si accompagnerà il potere economico, il peso politico, e l’influenza culturale.