Enrico Facchini, Diario, 07/05/1997, 7 maggio 1997
E invece Conad Premium Cola potrebbe essere il primo sassolino di una frana per la Coca Cola nel nostro paese
E invece Conad Premium Cola potrebbe essere il primo sassolino di una frana per la Coca Cola nel nostro paese. Fino a quando gli attacchi le sono stati portati secondo le regole classiche della concorrenza, non vi è stato nulla da fare. Ci ha provato Pepsi Cola, ovunque con risultati di gran lunga inferiori alle risorse investite (salvo che in Gran Bretagna, dove ha una quota di mercato del 35%, da noi è sul 10%). In Italia, ci ha provato due volte San Pellegrino, sempre invano. Il segreto del successo di Coca Cola sta in un controllo ferreo dei canali distributivi, soprattutto grazie a condizioni commerciali molto convincenti per i distributori, che non escludono mezzi ai limiti dell’etica economica e a volte oltre quei limiti. Per cercare di battere il colosso, dunque, bisogna cercare di colpire il controllo della distribuzione: cosa che solo i grandi gruppi possono fare. L’ha capito la canadese Cott, fino a pochi anni fa un modesto produttore regionale di soft drinks, che, fornendo prodotti a base di cola a grandi distributori nordamericani ed europei, tra il 1990 e il ’96 è passato da 43 milioni a oltre un miliardo di dollari di fatturato (da 70 a 1.700 miliardi di lire). Il concetto è semplice: se il consumatore non trova una reale differenza tra Coca Cola e altri prodotti simili, perché deve pagarla? Con questa logica e un prezzo basso è nata Classic Cola, prodotta da Cott per Sainsbury’s, primo distributore britannico. In due anni ha raggiunto il 60% delle vendite di cola della catena, mentre quelle di Coca Cola si sono dimezzate.