Valerio Riva, Il Giornale, 27/05/1997, 27 maggio 1997
Nel 1986 un quotidiano della capitale, ”Il Tempo”, scoprì e pubblicò, con un certo scandalo, una lettera, fino a quel momento inedita, datata 1938, l’anno delle leggi razziali, che il «quadrumviro» Emilio De Bono aveva scritto a Mussolini
Nel 1986 un quotidiano della capitale, ”Il Tempo”, scoprì e pubblicò, con un certo scandalo, una lettera, fino a quel momento inedita, datata 1938, l’anno delle leggi razziali, che il «quadrumviro» Emilio De Bono aveva scritto a Mussolini. Nella lettera l’anziano militare che era uno dei pilastri «storici» del regime, sollecitava, a nome di un suo amico generale e zio di Bobbio, un intervento del duce a favore del giovane professore, non ammesso a un concorso a cattedra «per ragioni politiche infondate». De Bono si riferiva a un incidente avvenuto tre anni prima, maggio 1935. Bobbio, allora venticinquenne, era stato brevemente arrestato, durante una retata, con l’accusa di avere frequentato Barbara Allason e il suo circolo, così li definiva la polizia, di «ebrei antifascisti al soldo dei fuorusciti». Tra cui Leone Ginzburg, che era stato compagno di scuola di Bobbio. Ginzburg fu condannato dal Tribunale speciale. Bobbio, invece, fu rilasciato anche se sottoposto a provvedimento di ammonizione. E prontamente Bottai, allora ministro dell’Educazione nazionale, gli fece sapere per lettera che si scordasse la cattedra. Tuttavia, alle sollecitazioni di De Bono, Mussolini rispose: « iscritto al partito, ci penso io». E così fu. Bottai si inchinò a Mussolini, riammise Bobbio al concorso, e Bobbio meritatamente lo vinse.