Valerio Riva, Il Giornale, 27/05/1997, 27 maggio 1997
Sarebbe dunque potuto restare uno spiacevole ma isolato incidente della lotta politica, se, sei anni dopo, giugno 1992, in un clima completamente mutato, non fosse venuta fuori, pubblicata non meno inaspettatamente da ”Panorama”, una seconda lettera datata stavolta luglio 1935, dunque precedente di tre anni la prima
Sarebbe dunque potuto restare uno spiacevole ma isolato incidente della lotta politica, se, sei anni dopo, giugno 1992, in un clima completamente mutato, non fosse venuta fuori, pubblicata non meno inaspettatamente da ”Panorama”, una seconda lettera datata stavolta luglio 1935, dunque precedente di tre anni la prima. Se però la prima poteva sembrare frutto indiretto di un’inopportuna solerzia familiare - di uno zio generale e di un amico dello zio -, stavolta invece era lo stesso Bobbio a sollecitare il favore. In prima persona. Si rivolgeva infatti «direttamente» a Mussolini con una lettera indirizzata non alla sede del governo, ma all’abitazione privata del duce, villa Torlonia. Motivo: il timore che il ventilato incarico nell’«allora libera università di Camerino», a cui il giovane professore da poco libero docente legittimamente aspirava avendo i migliori titoli rischiasse di essere messo in forse. E sempre per via di quello stesso breve arresto che Bobbio aveva subito a Torino solo due mesi prima, con conseguente accusa di antifascismo. «Accusa», scriveva il giovane professore a Mussolini «che non è soltanto nuova e inaspettata ma anche ingiustificata» e che «mi addolora profondamente e offende intimamente la mia coscienza di fascista».