Valerio Riva, Il Giornale, 27/05/1997, 27 maggio 1997
Nel corso delle polemiche del 1986, Marcello Veneziani pose anche lui a Bobbio pubblicamente un dilemma
Nel corso delle polemiche del 1986, Marcello Veneziani pose anche lui a Bobbio pubblicamente un dilemma. Messe in fila le due lettere, quella del ’35 e quella del ’38, potevasi maliziosamente inferirne che almeno l’inizio della carriera universitaria del filosofo fosse stato in qualche modo agevolato dai «ci penso io» del duce: alla fine del 1935 aveva infatti avuto il suo primo incarico, a Camerino; alla fine del 1938 la sua prima cattedra, a Siena. Il dilemma era dunque, dal punto di vista di Veneziani: «O il fascismo non è stato quel regime totalitario e liberticida che lo stesso Bobbio ha descritto; oppure vuol dire che Bobbio era allineato al regime». Bobbio rispose, non senza qualche ragione, che «la dittatura corrompe l’animo delle persone. Costringe all’ipocrisia, alla menzogna, al servilismo». E aggiunse: «Non è affatto una giustificazione, la mia. Per salvarsi, in uno Stato di dittatura, occorrono delle anime forti, generose e coraggiose, e io riconosco che allora con questa lettera non lo sono stato». Ma, confesso, né Veneziani né Bobbio mi convinsero.