Anna Zafesova, La Stampa, 15/05/1997; La Repubblica, 28/05/1997; Rodolfo Brancoli, La Stampa, 31/05/1997., 15 maggio 1997
La Nato, che venne fondata per difendere l’Occidente dalle aggressioni dei comunisti dell’Urss, includerà adesso i paesi dell’Est europeo, primi fra questi la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca
La Nato, che venne fondata per difendere l’Occidente dalle aggressioni dei comunisti dell’Urss, includerà adesso i paesi dell’Est europeo, primi fra questi la Polonia, l’Ungheria e la Repubblica Ceca. Un tempo i paesi dell’Est europeo facevano parte del Patto di Varsavia, l’omologo sovietico della Nato: è per questo che la firma dell’accordo relativo all’allargamento (apposta da Clinton e Eltsin a Parigi martedì scorso 27 maggio) segna anche la fine ufficiale della guerra fredda. E tuttavia: se non esiste più un pericolo comunista, a che servirà la Nato? Quale sarebbe il nemico se - putacaso - tutti i paesi del mondo entrassero a far parte dell’Alleanza atlantica? Infatti, i commentatori sottolineano che l’allargamento dell’Alleanza ai paesi dell’Est ha soprattutto valore politico-economico. La Gazprom (ente energetico russo) riceverà dall’americana Goldman Sachs e dalla olandese Abn Amro Bank un prestito ammontante a circa un miliardo di dollari, che girerà subito allo Stato a saldo di tasse arretrate e mai pagate. Due giorni dopo l’annuncio dell’accordo, il Fondo Monetario Internazionale ha inoltre trasferito a Mosca un credito di quasi 700 milioni di dollari, in precedenza più volte rinviato, parte di un piano di aiuti alla Russia di 10 miliardi di dollari in tre anni. Quanto ai vantaggi americani «l’operazione Nato [...] consolida la presenza politica dominante degli Stati Uniti in Europa, e configura un sistema transatlantico di sicurezza e commerci a guida americana che incorpora la Russia, lasciando in posizione subordinata l’Unione Europea» (Rodolfo Brancoli).