Piero Sinatti, Il Sole 24 ore, 27/05/1997; L’Unit, 25/05/1997; Il Manifesto, 29/05/1997, 27 maggio 1997
Dopo la vittoria dei feroci Talebani, padroni ormai di tutto il paese, l’intrìco diplomatico afgano si può riassumere così: gli Stati Uniti hanno adesso una posizione di vantaggio nella zona, a dispetto dei russi che sembrano aver perso invece ogni influenza
Dopo la vittoria dei feroci Talebani, padroni ormai di tutto il paese, l’intrìco diplomatico afgano si può riassumere così: gli Stati Uniti hanno adesso una posizione di vantaggio nella zona, a dispetto dei russi che sembrano aver perso invece ogni influenza. Gli americani sono alleati col Pakistan e con l’Arabia Saudita, mentre i russi operano in appoggio agli iraniani. L’interesse generale per l’Afghanistan è motivato da questi fatti: il paese ha il petrolio; è da qui che devono passare necessariamente, per diffondersi nel mondo, le ricchezze di tutto il Centroasia. In Turkmenistan ci sono gas e petrolio, in Uzbekistan oro, petrolio, gas e cotone, in Tagikistan argento ed uranio. I russi, attraverso la Gazprom (vedi sopra), sono entrati nell’accordo stretto dal Turkmenistan, dalla compagnia americana Unocal e dalla saudita Delta per la costruzione del gasdotto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan: 20 miliardi di metri cubi di gas l’anno, 1.370 km di lunghezza, costo di 13,5 miliardi di dollari. La situazione non è tuttavia stabile sotto il profilo militare: i Talebani hanno vinto per il tradimento del comandante uzbeko Abdul Malik, passato dalla loro parte certamente in cambio di denaro. L’uomo dei russi in Afghanistan è Abdullah Rashid Dostum, ”il leone del Pamir”, fuggito in Turchia dopo il tradimento di Malik. Malik però ha già cambiato bandiera, rivolgendo di nuovo le armi contro i Talebani e riconquistando la città di Mazar-I-Sharif. I Talebani devono i loro successi esclusivamente alla corruzione degli avversari. Nelle battaglie in campo aperto hanno sempre perso.