Guido Rampoldi, La Repubblica, 26/05/1997, 26 maggio 1997
Appena è arrivato, per brusii di camerieri e contadini due leggende sono sbocciate a Skhirat. La prima vuole che Mobutu si sia portato appresso entrambe le mogli, quella in carne e ossa, Bobi, e quella solo in ossa, la Maria Antonietta effettivamente dissepolta in Congo per salvare i suoi resti dalla vendetta di profanatori
Appena è arrivato, per brusii di camerieri e contadini due leggende sono sbocciate a Skhirat. La prima vuole che Mobutu si sia portato appresso entrambe le mogli, quella in carne e ossa, Bobi, e quella solo in ossa, la Maria Antonietta effettivamente dissepolta in Congo per salvare i suoi resti dalla vendetta di profanatori. Secondo l’altra leggenda, i notabili al seguito del dittatore sarebbero la sua riserva di sangue, in quanto Mobutu ha bisogno di trasfusioni continue per vivere ancora qualche anno, qualche mese, qualche settimana. Tenta di sfuggire ad un assassino lento ma meticoloso, il tumore alla prostata. Ma presto avrà alle calcagna inseguitori altrettanto spietati, banche occidentali che prestarono somme enormi al suo Zaire e dubitano di poterle riavere indietro dai nuovi boss di Kinshasa, i quali a loro volta chiederanno all’Europa di restituire le ricchezze trafugate da Mobutu. Il tumore potrebbe addormentarsi ma creditori e studi legali mai, non perderanno un attimo di vista il fuggitivo e i 6 mila miliardi che quello ha sparpagliato fra Belgio, Francia, Svizzera, Portogallo, Spagna, Liechtenstein, Brasile, Sudafrica. E il tesoro del Congo, il bottino di trentadue anni di dittatura. Per salvarlo un Mobutu più morto che vivo è stato costretto a lasciare il Togo e arrivare quaggiù, prima tappa della sua marcia verso l’Europa.