Guido Rampoldi, La Repubblica, 26/05/1997, 26 maggio 1997
Nel frattempo la gens Mobutu si gode come può la tappa marocchina, ieri mattina sulla spiaggia dell’Amphitrite trionfava l’adipe sfrenato delle Big mamas voluminose come mongolfiere e dei bambini tendenti alla dimensione sferica
Nel frattempo la gens Mobutu si gode come può la tappa marocchina, ieri mattina sulla spiaggia dell’Amphitrite trionfava l’adipe sfrenato delle Big mamas voluminose come mongolfiere e dei bambini tendenti alla dimensione sferica. Quanto a Mobutu, sarebbe recluso in una piccola clinica prossima all’albergo. L’ultima volta che l’hanno visto (sabato in Togo, mentre saliva sull’aereo per Rabat) si muoveva con fatica. Dopo trentadue anni ha perso il Congo, il suo reame grande quanto l’Europa, quasi senza combattere, si direbbe con il distacco del moribondo. Si racconta (ma Tocotò Kabila lo nega) che come capita a certi vecchi un po’ svaniti, Mobutu stia sprofondando nei ricordi più lontani, l’infanzia poverissima, la morte del padre, la fame, le umiliazioni, insomma il periodo della sua vita in cui probabilmente è nascosto il segreto di un’avidità ossessiva, una brama di ricchezza divorante e inesausta. Cominciò a rubare da ragazzino, libri nella biblioteca scolastica (condannato a sei mesi), e non si è più fermato, neppure quando il bottino era sufficiente per comprare un futuro sardanapalico per i suoi quattordici figli, una discreta rendita ai settecento della sua corte e un certo agio alla sua tribù, i nbgandi.