Guido Rampoldi, La Repubblica, 26/05/1997, 26 maggio 1997
Un’alternativa sarebbe il Montenegro: lo attende un paese della costa, scrive ”Nasa Borba”, giornale belgradese piuttosto attendibile
Un’alternativa sarebbe il Montenegro: lo attende un paese della costa, scrive ”Nasa Borba”, giornale belgradese piuttosto attendibile. Il rapporto tra Mobutu e la sponda orientale dell’Adriatico si è cementato negli ultimi mesi, quando il dittatore ha affittato 150 lanzichenecchi serbi, tutti reduci dalla guerra in Bosnia, per fronteggiare l’avanzata del nemico. Milosevic ha un bisogno disperato di denaro liquido, Mobutu di alleati e di asilo, entrambi devono difendere gli imperi finanziari costruiti nell’ombra. Del resto nel bestiario della nuova Jugoslavia, tra milizie con nomi di fiere, manca il leopardo, Mobutu. Il quale è anche leone («il leone della boscaglia che non risparmia alcuna gazzella») oppure gallo («il gallo padrone di tutte le galline e del pollaio»), a seconda delle traduzioni ufficiose del nome per esteso che egli si attribuì vent’anni fa giocando su allusioni sessuali già allora patetiche. Quale che sarà l’animale scolpito sulla sua lapide, sotto il suo nome sterminato (otto parole, trentasei lettere), sotto si potrà scrivere senza far torto alla verità: saccheggiò il Congo come solo Leopoldo II, re del Belgio, cent’anni prima.