Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 1997  maggio 31 Sabato calendario

In più c’è uno spiacevole precedente. Tre anni fa, non in Arabia ma nei vicini Emirati, il processo alla filippina Sarah Balabagan, una ragazzina di 15 anni, sollevò enorme clamore

In più c’è uno spiacevole precedente. Tre anni fa, non in Arabia ma nei vicini Emirati, il processo alla filippina Sarah Balabagan, una ragazzina di 15 anni, sollevò enorme clamore. Accusata di avere ucciso con 34 coltellate il datore di lavoro, fu condannata a morte benché si fosse difesa dicendo che il padrone la violentava. Solo la protesta mondiale la salvò, perché se la cavò con cento frustate (che «non lasciarono traccia sul corpo», secondo il comunicato di Abu Dhabi) e fu espulsa. Salvo poi ammettere, scampata alla morte, che s’era inventata lo stupro per salvarsi la vita. E forse il caso di Sarah, l’«eroina bugiarda», rende diffidenti i sauditi: non ci faremo beffare anche noi, con queste storie di violenze? Perciò aumentano le pressioni perché Frank Gilford si converta alla pietà cristiana, anziché alla shari’a islamica. E se la ragione vincerà sulla testardaggine australiana, forse il caso potrà essere risolto. Anche se resterà impunito l’omicidio di Yvonne e mani assassine potranno ancora muoversi in libertà: «C’è ancora l’odore del sangue, e non basteranno tutti i balsami d’Arabia a profumare la mia piccola mano», fa dire Shakespeare all’assassina Lady Macbeth, che cerca di lavarsi la colpa. Ma il poeta, dell’Arabia, parlava per sentito dire: più dei balsami, conta la ragion di Stato.