Felice Cavallaro, Corriere della Sera, 07/06/1997; Francesco La Licata, Antonio Ravid, La Stampa, 07/06/1997; Saverio Lodato, L’Unit, 07/06/1997; Lucio Galluzzo, Il Messaggero, 07/06/1997; Giuseppe D’Avanzo, La Repubblica, 07/06/1997; Luigi Ferrarella, , 7 giugno 1997
Pietro Aglieri, quello catturato venerdì, era così ricco? «Non si sa ancora». Famiglia ricca? «Il padre Vincenzo commerciava in agrumi
Pietro Aglieri, quello catturato venerdì, era così ricco? «Non si sa ancora». Famiglia ricca? «Il padre Vincenzo commerciava in agrumi. Fece degli innesti e ottenne delle arance più grandi. Ci teneva a tirar su i figli come signori. Una figlia, Desdemona, è insegnante dalle suore. Altri due, Carlo e Rosario, si sono diplomati dai preti dell’Istituto Don Bosco. Pietro ha fatto le medie al Seminario Arcivescovile e la maturità classica al Liceo Diocesano del Seminario di Monreale. andato militare tra i parà della Folgore, qualcuno a Pisa ancora lo ricorda. Modi cortesi, bon vivant, attratto dalle belle donne, dalla bella vita». Pitrinu ’u signurinu. «Sì». In televisione non sembrava tanto signorino. «Il soprannome gli viene dal nonno, don Vicé , conosciuto nella borgata della Guadagna di Palermo per la sua eleganza, abiti bianchi di lino in estate e di cachemire in inverno, panama sul capo, impettito, azzimato, anche se agricoltore. Girava in borgata sul suo ”scappacavallo”, un elegante calesse, suscitava ammirazione quando passava per la ”Salita dei Diavoli”».