Dario Venegoni, L’Unit, 02/04/1997, 2 aprile 1997
Il calo repentino dei tassi di interesse sta producendo conseguenze paradossali. Un pezzo di città si chiede se riuscirà ancora - e fino a quando - a garantirsi un tenore di vita che gli è stato proprio per tutta la vita
Il calo repentino dei tassi di interesse sta producendo conseguenze paradossali. Un pezzo di città si chiede se riuscirà ancora - e fino a quando - a garantirsi un tenore di vita che gli è stato proprio per tutta la vita. O se, giunto in età avanzata, sarà infine costretto a stringere la cinghia, proprio quando sarebbe il momento di godersi i frutti di tanto lavoro. Sono domande che circolano non solo nei bei palazzi della Milano delle botteghe e delle professioni. Il signor Mario T., che borghese non è mai stato, e che fin da ragazzo ha «tirato la carretta», come dice lui, prima come apprendista, poi come operaio, e infine, dopo il diploma di ragioniere preso alle scuole serali, come impiegato «di concetto», accetta di fare i conti mettendo come si dice le carte in tavola. Ha 73 anni, una moglie che è sempre stata a casa e due figli sposati. Lui e la moglie abitano un appartamento in affitto, sempre quello da tanti anni, nella zona di Lambrate. In casa entrano un milione e 600mila lire al mese, abbastanza per mantenere la vecchia Lancia (un lusso che Mario si concesse quando andò in pensione) e soprattutto l’appartamento in Riviera (in Liguria), dove i due amano svernare con gli amici, e dove in primavera portano anche i nipotini.