Dario Venegoni, L’Unit, 02/04/1997, 2 aprile 1997
Tutto ciò è reso possibile dalla trasformazione del lavoro in banca. Ristretti gruppi di analisti e di gestori stabiliscono le strategie nel breve e nel lungo periodo; alcuni uffici si preoccupano poi di tradurre quelle scelte di massima in indicazioni concrete di investimento, a seconda dei diversi tipi di gestione patrimoniale scelta (per esempio, a seconda del diverso tasso di rischio accettato dal cliente)
Tutto ciò è reso possibile dalla trasformazione del lavoro in banca. Ristretti gruppi di analisti e di gestori stabiliscono le strategie nel breve e nel lungo periodo; alcuni uffici si preoccupano poi di tradurre quelle scelte di massima in indicazioni concrete di investimento, a seconda dei diversi tipi di gestione patrimoniale scelta (per esempio, a seconda del diverso tasso di rischio accettato dal cliente). Mettere in pratica queste indicazioni, poi, è un gioco da ragazzi. E oggi un solo operatore, sulla base di questi programmi, riesce a gestire centinaia di clienti contemporaneamente. Alla banca costa poco e rende molto, perché le commissioni di questi programmi sono piuttosto salate. Seguire di persona i mercati finanziari, del resto, è diventato un’impresa improba. I giornali pubblicano avvisi come questo, apparso nei giorni scorsi sul ”Sole 24 Ore” sotto la voce Euroemissioni: «Emittente: Nib (AAA/AAA); tipo di emissione: Fixed/reverse floater, con Gall option al quinto anno. Cedola: 8% per i primi 5 anni, in seguito il 12,75% al quale si sottrae il Libor a cinque mesi; tetto minimo sulla cedola del 3,5%». Poi ci sono i futures e le options: tutta roba da specialisti, con i quali difficilmente il singolo privato potrebbe competere.