Giancarlo Perna, Il Giornale, 25/05/1997, 25 maggio 1997
Mancuso alza i bicipiti come un lottatore, per indicare energia. La signora, che è il doppio di lui, lo abbraccia con trasporto e lo solleva
Mancuso alza i bicipiti come un lottatore, per indicare energia. La signora, che è il doppio di lui, lo abbraccia con trasporto e lo solleva. « la foto di quando era giovane e forte. Vero, ministro bello?». E Mancuso, rivolto a me: «Così mi ha detto che sono vecchio e debole». Ridiamo in tre. La signora molla la presa e sgusciamo nello studio, dove c’è anche Francesco, l’assistente. «Non vedo i vasi di rose», dico. So che ha l’abitudine di circondarsene, in casa e in ufficio. «Devo ancora coglierle nel mio giardino di Velletri dove ho una villetta. Le coltivo io», dice. «Perché proprio le rose?», chiedo. «Hanno bellezza, profumo, durata...», elenca sollevando pollice, indice, medio. Poi, mentre alza lentamente l’anulare, sussurra: «...E la parola silente della grazia». «Che fine ha fatto il sottofondo di musica classica? Dicono che non lavora senza». «Domani porto l’impianto per i compact», dice intimidito, come se l’avessi preso in castagna per la seconda volta e temesse il crollo della sua leggenda. (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)