Giancarlo Perna, Il Giornale, 25/05/1997, 25 maggio 1997
Mentre estraggo il taccuino, Mancuso dice all’assistente: «Non ci sono per nessuno». Allora... Squilla il telefono
Mentre estraggo il taccuino, Mancuso dice all’assistente: «Non ci sono per nessuno». Allora... Squilla il telefono. Francesco bisbiglia: « il generale». «Ah, sì!», dice Mancuso, prende la cornetta e sbrodola: «Generale, il suo garbo mi obbliga. Signore, l’onore è mio. Illustre amico, grazie dell’amabilità». Poi restituisce l’aggeggio a Francesco e ordina perentorio: «Ora basta». « Scusi, dottore esimio, non succedera più», dice a me mentre dall’interno della sua giacca esce il trillo del cellulare. un ingegnere. Mancuso fa il bis: «Udirla è un dono del cielo. Preclaro amico, la sua amabilità mi strugge. A presto, ingegnere illustre». Da adesso stia tranquillo, insigne dottore», si riscusa Mancuso. «Già. Se no taglio la corda», dico e senza prendere fiato comincio. (Filippo Mancuso a Giancarlo Perna)