Giorgio Calcagno, La Stampa, 06/06/1996, 6 giugno 1996
«Quando ero bambino io non si sprecava niente. Per me l’immondizia ha sempre significato una cosa positiva, una fonte di oggetti da assemblare per sviluppare la creatività», dice
«Quando ero bambino io non si sprecava niente. Per me l’immondizia ha sempre significato una cosa positiva, una fonte di oggetti da assemblare per sviluppare la creatività», dice. Da adulto, ha trovato ragioni più profonde. «Mi sono interessato a molte cose, al passato dell’uomo, all’archeologia. E l’immondizia per l’archeologo è essenziale. Sostituisce la storia». Ma il segno decisivo, la sua stella polare, gli è venuto dal padre, sindacalista di una vetreria di Acqui, facente capo alla Saint Gobain. «I cervelli della multinazionale avevano programmato di chiudere la fabbrica, come diverse altre, per concentrarsi su poche grandi aziende. Mio padre, frugando tra i bidoni degli uffici, ha trovato tanti pezzetti di carta con i numeri, ha ricostruito il budget: e ha potuto dimostrare che la vetreria era in attivo, evitando la chiusura. Con quelle carte ha sconfitto i dottori della Saint Gobain». Su questa via luminosa, il figlio ha sviluppato l’attività, cercando la luce nel buio di cassonetti e discariche.