Giuseppe Caffulli, Avvenire, 09/01/1997, 9 gennaio 1997
Molti manoscritti provengono dai vicini paesi musulmani e sono stati spesso acquistati a caro prezzo; altri sono di produzione locale
Molti manoscritti provengono dai vicini paesi musulmani e sono stati spesso acquistati a caro prezzo; altri sono di produzione locale. Sono stati censiti circa seicento autori mauri considerati a ragione i padri spirituali della nazione. Tra questi l’imam Al-Hadrami, vissuto nel XI secolo, autore dei Libri della Grazia; Ould El Hadj Brahim, del XVI secolo, fine giurista, compilatore di una monumentale opera di diritto; o ancora Cheik El Mamy, poeta e filosofo del XVIII secolo, autore del Libro della Sabbia, una riflessione mistico-teologica sull’islam sahariano. Sono figure di pensatori aperti, originali, che hanno elaborato una cultura vitale anche se marginale rispetto alle grandi correnti dell’islam arabo e nord africano. Nel cuore delle Terre della Grande Anarchia (così definivano i nomadi il deserto mauritano), negli spazi immensi impossibili da controllare perfino per gli eserciti dei sovrani Almoravidi, c’erano insomma uomini liberi capaci di stupirsi del mondo e di cercare Dio.