Georges Perec, "Pensare/classificare", Rizzoli, 1989, 8 febbraio 2001
2. L’ordine Una biblioteca non in ordine crea disordine: si tratta dell’esempio che mi è stato presentato per farmi capire il concetto dell’entropia e più volte l’ho verificato in via sperimentale
2. L’ordine Una biblioteca non in ordine crea disordine: si tratta dell’esempio che mi è stato presentato per farmi capire il concetto dell’entropia e più volte l’ho verificato in via sperimentale. Il disordine in una biblioteca non è di per sé una cosa grave; c’è forse ordine in «chissà in quale cassetto ho messo i calzini? »: istintivamente si crede sempre di sapere dove è stato messo il tal libro o il talaltro; e anche se non lo si sa, non è poi così difficile scorrere rapidamente gli scaffali. A questa apologia del disordine simpatico si oppone la meschina tentazione della burocrazia individuale: ogni cosa al posto giusto e il posto giusto per ogni cosa, e viceversa; tra queste due tensioni, l’una che privilegia il lasciar andare, la bonomia anarchica, e l’altra che esalta le virtù della tabula rasa, della freddezza efficiente della grande sistemazione, si finisce sempre per cercare di mettere ordine tra i propri libri: è un’operazione defatigante, deprimente, eppure suscettibile di riservare piacevoli sorprese, per esempio quella di ritrovare un libro dimenticato a forza di non vederlo più e che, rinviando all’indomani ciò che non si farà oggi, uno divora di nuovo piazzandosi ben comodo sul letto.