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 1996  dicembre 16 Lunedì calendario

Caro Montanelli, e che vuol dire "cattolico ribelle", come lei si considera ("Corriere" 20 novembre), se non protestante nel significato letterale della parola? Io che sostengo, al pari e anzi con meno distinguo di lei, che la Chiesa cattolica è la vera jattura dell’Italia, non ho paura di dirlo forte

Caro Montanelli, e che vuol dire "cattolico ribelle", come lei si considera ("Corriere" 20 novembre), se non protestante nel significato letterale della parola? Io che sostengo, al pari e anzi con meno distinguo di lei, che la Chiesa cattolica è la vera jattura dell’Italia, non ho paura di dirlo forte. Guardi, che non ci vuole un gran coraggio; il tempo della Inquisizione è passato da un pezzo. Saluto con tutto il rispetto il grande giornalista. Caro Vittorini, grazie per il "grande giornalista"; spero di meritarlo. Ma per il resto, cerchiamo d’intenderci perché sul termine "protestante" ci sono parecchi equivoci, e non si farà mai abbastanza per chiarirli. "Protestante" non è soltanto uno che protesta. Di protestare, mi pare di non perdere mai nemmeno io l’occasione, ed anzi qualche volta, rileggendomi, mi pare di avere, tratto dalla passione, un po’ abusato. So di non compiere, ciò facendo, nessun atto eroico: come dice lei, i tempi dell’Inquisizione sono finiti. Possiamo dire, senza correre alcun rischio, che la Chiesa è stata una jattura. Però, caro Vittorini, si ricordi che anche quando diciamo questo, lo diciamo da cattolici, cioè in base ad un modo di pensare e di ragionare tipicamente cattolico, che ci viene da una cultura cattolica, e che oramai è, da secoli nel nostro sangue. Se per diventare protestante basterebbero un atto di ripudio della confessione cattolica e la iscrizione in una comunità, poniamo evangelica, forse io l’avrei fatto. Ma mi resi presto conto che una siffatta conversione, ammesso che venisse riconosciuta e accolta, avrebbe avuto solo una rilevanza anagrafica. In quella comunità sarei rimasto un "alieno" come mentalità, come costume, come cultura depositata dai secoli nel mio sistema genetico. So benissimo che la democrazia è nata nella nuda e spoglia chiesa protestante, dove il signore, l’artigiano e il contadino sedevano l’uno accanto all’altro, tutti impegnati nello stesso compito, quello di leggere il Vangelo, non di farselo leggere dal pastore, e di assumersi la responsabilità diretta di fronte a Dio, cioè senza intermediazioni di prete, del modo in cui l’avrebbero applicato. Le consueguenze pratiche di un simile credo (per il quale, non dimentichiamolo, si era disposti a sfidare il rogo) sono evidenti. La prima: la parificazione di tutti, di fronte a Dio, nei diritti e nei doveri: ecco la democrazia. La seconda: l’alfabetizzazione delle masse e quindi la liberazione della cultura dalla necessità di parlare solo al Principe e per il Principe che la mantiene. Caro Vittorini, i protestanti hanno alle spalle queste po’ po’ di conquiste che per un paio di secoli gli sono costate, fra guerre e rivoluzioni, fiumi di sangue. Non è che noi possiamo appropriarcene con un semplice atto di conversione, che oggi non comporta più nessun rischio né sacrificio. Quindi contentiamoci di essere "cattolici ribelli": ribelli ad una Chiesa che ormai ci concede di esserlo, e cerca di adattarsi, assorbendola, questa ribellione. Di più, non può; e nemmeno noi possiamo.