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 1996  dicembre 12 Giovedì calendario

Figura un po’ patetica, questo Tanzilli aveva sempre cercato di far capire ai giudici istruttori la sua amara condizione di «prigioniero degli ordini ricevuti»

Figura un po’ patetica, questo Tanzilli aveva sempre cercato di far capire ai giudici istruttori la sua amara condizione di «prigioniero degli ordini ricevuti». La prima volta era accaduto a Milano, con Alessandrini e D’Ambrosio, il 14 gennaio del ’74 .Guardato a vista, non ce la fece a sputare il rospo. Tentò di rifarsi a Catanzaro, il 29 luglio dell’anno dopo. Confessò di essere stato bugiardo. E però non riuscì a confessare la bugia. Venne riconvocato a Catanzaro, il 2 ottobre di quello stesso ’75. Era notte. Stavolta era solo. Crollò di colpo, sotto le contestazioni di un giudice istruttore bravissimo, Migliaccio, che purtroppo tutti hanno dimenticato. A Migliaccio, il maresciallo Gaetano Tanzilli confessò che la fonte Serpieri non gli aveva fatto proprio nessun cenno né di Guérin Serac né di Robert Leroy, che venivano citati nella triplice nota informativa. Serac, «mandante» della strage, era (per la nota) anarchico e tedesco. Invece era un esponente della Internazionale Nera, era francese e non tedesco. E dirigeva, a Lisbona, l’Aginter-Press, una strana agenzia che teorizzava la strategia del tenore («La prima operazione che dobbiamo lanciare è la distruzione delle strutture dello Stato... Per condurre tale azione è evidente che bisogna disporre di grossi mezzi finanziari, in modo che il più gran numero possibile di uomini possa consacrarsi alla lotta in Italia per corrompere o finanziere i gruppi politici che possono esserci utili...»).