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 1996  dicembre 12 Giovedì calendario

Davanti a una corte di giustizia, il maresciallo Tanzilli è riuscito a raccontare la sua verità solo dieci anni dopo, a Bari

Davanti a una corte di giustizia, il maresciallo Tanzilli è riuscito a raccontare la sua verità solo dieci anni dopo, a Bari. E fu creduto solo dal procuratore generale, pm di quella corte d’appello. Si chiamava, per la storia, Umberto Toscani. Ma nell’anniversario di oggi sarà bene ricordarsi (oltre che dei benemeriti della pista nera Juliano, Stiz, Alessandrini, D’Ambrosio, Migliaccio...) anche del nostro maresciallo dei carabinieri Gaetano Tanzilli, l’unica persona del Sid che si sia comportata in maniera decente, del quale si sono perse le tracce. Oggi dovrebbe avere ottantun anni. Dove vive? Di lui sappiamo, con certezza, che non ha avuto nessuna promozione, mentre il suo capo (colonnello Caciuttolo) è diventato generale. Sappiamo che non è stato invitato a iscriversi alla P2, come l’altro suo capo (Genovesi), anche lui promosso generale. Sappiamo che non gli è stato offerto l’onore di entrare nelle file del Movimento Sociale Italiano e di diventare, quindi, deputato (come il capintesta, generale Miceli, pure lui P2). Sappiamo infine che non si è potuto permettere la fuga a Johannesburg, come l’altro capintesta (generale Maletti, altro P2). Nella sentenza della corte d’appello di Bari (febbraio 1986), quei giudici hanno condannato Maletti a un anno di reclusione (pena passata poi in giudicato, perché confermata dalla Cassazione) e però gli hanno concesso i benefici della non menzione (nel casellario giudiziario) e della sospensione (della stessa pena). Il motivo? «Per il suo passato luminoso di ufficiale e per i suoi meriti di servizio...». Proprio così si legge in una delle 288 pagine delle motivazioni della sentenza barese. Il generale Maletti, a Johannesburg, s’è preso la cittadinanza sudafricana.