Gianni Barbacetto, Diario, 11/12/1996, 11 dicembre 1996
Un’operazione di guerra: c’era da fermare l’Autunno caldo delle agitazioni operaie, c’era da bloccare il Sessantotto della rivolta studentesca
Un’operazione di guerra: c’era da fermare l’Autunno caldo delle agitazioni operaie, c’era da bloccare il Sessantotto della rivolta studentesca. Senza troppi rischi: in galera era già stato rinchiuso PietroValpreda, anarchico, ballerino. La «belva umana» da presentare a un’Italia non ancora abituata all’orrore. L’avvocato Gaetano Pecorella in quegli anni difendeva i militanti del Movimento studentesco, che manifestavano per le vie di Milano gridando: «Valpreda è innocente, la strage è di Stato». Oggi (quanto tempo è passato!) Pecorella difende Delfo Zorzi. E smentisce con zelo le notizie di stampa che riguardano il proprio cliente. Zorzi non c’entra nulla con la Yacuza, la potente mafia giapponese. Zorzi non c’entra nulla con l’omicidio Gucci. E Zorzi, naturalmente, non c’entra nulla con la bomba di piazza Fontana. «Il 12 dicembre 1969 era a Napoli, all’università». Delfo sognava una razza superiore, da ottenere incrociando ariani e nipponici. Per parte sua, ha già dato un contributo: a Talcio ha sposato una donna giapponese, che gli ha messo al mondo una bambina con gli occhi a mandorla.