Gianni Barbacetto, Diario, 11/12/1996, 11 dicembre 1996
Pochi giorni prima del 12 dicembre 1969 il gruppo dei veneti di Ordine nuovo si ritrova in Friuli. Prepara l’esplosivo: candelotti di gelignite in carta rossa, che saranno usati per la strage di piazza Fontana, per i contemporanei attentati a Milano e Roma e, prima di questi, per i due attentati messi a segno da Siciliano e Zorzi alla scuola Slovena di Trieste e al cippo di confine tra Italia e Jugoslavia a Gorizia
Pochi giorni prima del 12 dicembre 1969 il gruppo dei veneti di Ordine nuovo si ritrova in Friuli. Prepara l’esplosivo: candelotti di gelignite in carta rossa, che saranno usati per la strage di piazza Fontana, per i contemporanei attentati a Milano e Roma e, prima di questi, per i due attentati messi a segno da Siciliano e Zorzi alla scuola Slovena di Trieste e al cippo di confine tra Italia e Jugoslavia a Gorizia. I timer per le bombe, costo 80 mila lire, sono acquistati il 15 settembre 1969 da Freda a Bologna, presso la ditta Elettrocontrolli. Per scegliere i prodotti giusti e preparare l’innesco, Freda chiede aiuto a Tullio Fabris, un elettricista di Padova che oggi ha sessant’anni e molta paura, dopo aver ricevuto minacce pesanti. «Nel secondo semestre del 1968 la signora Freda, mia cliente, mi chiese telefonicamente se ero disponibile ad andare a montare due plafoniere nell’ufficio del figlio, avvocato». Comincia così, per caso, l’incredibile avventura di Fabris, bombarolo senza saperlo. «Freda mi disse che volevano lanciare dei missili». Forse dei fuochi d’artificio, pensa l’elettricista, che dopo aver accompagnato Freda alla Elettrocontrolli di Bologna inizia un vero e proprio corso accelerato in tre lezioni a Freda e Ventura. Fabris insegna a collegare una batteria, un filo al nichel cromo, un fiammifero antivento. Il fiammifero s’incendia, l’esperimento è riuscito. La seconda lezione è tutta teorica: «Un colloquio», ha raccontato oggi Fabris a Salvini, «nel corso del quale mi fu chiesto come il congegno elettrico provato in precedenza potesse essere collegato a un timer, giustificando ciò con il ritardo che bisognava dare alla partenza di più missili». La vicenda (se Fabris non mente) ha dell’incredibile; più che noir, commedia all’italiana. «Ovviamente», conclude l’elettricista «non possedendo neanche un’infarinatura di conoscenze elettriche, fu tempo perso, in quanto capirono ben poco». La terza lezione è la prova generale: Fabris, Freda e Ventura collegano il congegno al timer. La bomba è pronta.