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 1996  dicembre 11 Mercoledì calendario

Digilio negli anni scorsi era riparato a Santo Domingo e ancora nel 1992 aveva lavorato per gli americani: arruolava esuli cubani da impiegare nella lotta contro Fidel Castro

Digilio negli anni scorsi era riparato a Santo Domingo e ancora nel 1992 aveva lavorato per gli americani: arruolava esuli cubani da impiegare nella lotta contro Fidel Castro. Poi è stato abbandonato, arrestato, estradato in Italia. Qui ha cominciato a collaborare con il giudice Salvini, ricostruendo la catena di comando Cia in cui era inserito. Suo superiore diretto era Sergio Minetto, che oggi ha 71 anni, ex combattente della Repubblica di Salò, aderente all’associazione combattentistica Sthalhelmen («Elmetti d’acciaio»), diventato capo-rete Cia per il Triveneto. «I suoi superiori di nazionalità statunitense inseriti all’intemo delle basi Nato», è scritto nel rapporto del Ros, «furono il capitano David Carrett, a suo dire di stanza dal 1966 al 1974 presso la base Ftase di Verona, e il capitano Theodore Richard detto Teddy, di stanza dal 1974 al 1978 presso la base Setaf di Vicenza. Entrambi gli ufficiali facevano parte della Us Navy, la Marina militare Usa». Sopra i capitani, secondo Digilio, c’era il colonnello Frederick Tepaski, uomo Cia di stanza in una base Nato della Germania federale. Dei diciannove agenti Cia attivi in Italia e identificati, quattro (Carlo Digilio, Sergio Minetto, Giovanni Bandoli, Robert Edward Jones) hanno ricevuto un avviso di garanzia per spionaggio politico e militare, articolo 257 del codice penale. Prevede pene pesanti: da 15 anni di reclusione fino all’ergastolo. Usato raramente in Italia, e soltanto per colpire spie dell’est comunista. Ora, è rivolto contro uomini Usa.