Renato Ferraro, Corriere della Sera, 12/07/1996, 12 luglio 1996
Sull’ultima frontiera della guerra fredda il mondo gioca un poker davvero rischioso con una nazione in agonia, ma armata fino ai denti, e con un leader avvolto dal mistero
Sull’ultima frontiera della guerra fredda il mondo gioca un poker davvero rischioso con una nazione in agonia, ma armata fino ai denti, e con un leader avvolto dal mistero. Di Kim Jong II, il figlio del dittatore nordcoreano Kim Il Sung e suo supposto erede, si ignorano idee, carattere, programmi. Non ha mai concesso un’intervista, mai tenuto un discorso pubblico. Non si sa neppure con certezza se sia sano di mente né se abbia in pugno il potere, siccome a due anni dalla scomparsa del padre non ha ancora ottenuto le cariche di presidente e di segretario del partito. Si sa che è pronto a tutto per salvare l’unico regime stalinista sopravvissuto alla storia, e che dispone di un mostruoso apparato bellico: un milione e 200mila soldati,l 4 mila carri armati, 500 caccia e bombardieri, un centinaio di missili, mille tonnellate di armi chimiche e batteriologiche e, forse, un paio di rudimentali bombe atomiche, «probabilmente non trasportabili», secondo gli esperti occidentali.