Renato Ferraro, Corriere della Sera, 12/07/1996, 12 luglio 1996
«Il prossimo crollo del Nord Corea è sicuro - ha asserito il segretario alla Difesa Usa William Perry - Ma non sappiamo se avverrà con un puff o con un bang, in maniera controllabile o con una implosione, con una resa o con disperate avventure»
«Il prossimo crollo del Nord Corea è sicuro - ha asserito il segretario alla Difesa Usa William Perry - Ma non sappiamo se avverrà con un puff o con un bang, in maniera controllabile o con una implosione, con una resa o con disperate avventure». Proprio per timore di disastri, Washington ha deciso di dare una boccata d’ossigeno a Kim Jong II. «Dobbiamo rassicurare il Nord, riconoscere il suo diritto all’esistenza» ha detto l’ambasciatore americano a Seul James Laney. Tre sono le ipotesi sulle quali lavora Washington. Prima: Kim jr. non sarebbe il playboy psicopatico che veniva descritto negli anni scorsi, anche se si hanno motivi di credere che sia stato il mandante di varie operazioni terroristiche. Seconda: Kim sarebbe perfettamente informato della situazione interna ed esterna e avrebbe imposto la sua autorità sui generali della vecchia guardia. Terza: egli mirerebbe a ottenere da Usa e Giappone il riconoscimento diplomatico e aiuti d’emergenza, per poi, una volta tranquillizzati i falchi, introdurre qualche minima riforma economica, indispensabile per rimettere in moto il Paese e attrarre capitali. Così si può impedire che il Nord, dopo il tracollo, venga assorbito dal Sud anche perchè ciò significherebbe, per lui e gli altri gerarchi, un processo politico e la galera.