Gianni Riotta, Corriere della Sera, 19/03/1997; Renato Ferraro, Corriere della Sera, 24/06/1997; Gianni Riotta, Corriere della Sera, 03/03/1997; Angela Pascucci, Il Manifesto, 31/05/1997., 19 marzo 1997
Gianni Riotta: «Tanti parlano di ”fine dei diritti civili” di Hong Kong, dimenticando che quest’isola ha votato una sola volta»
Gianni Riotta: «Tanti parlano di ”fine dei diritti civili” di Hong Kong, dimenticando che quest’isola ha votato una sola volta». Un funzionario cinese: «La Gran Bretagna, la più antica democrazia, ha governato qui con mezzi dittatoriali per oltre un secolo e mezzo. Ma vorrebbe che la Cina, una dittatura, si tenesse una Hong Kong improvvisamente democratica. Sembra uno scherzo». «Quando Londra era potente, ripetono i cinesi, gli abitanti di Hong Kong asiatici non potevano neppure risiedere al Victoria Peak, il quartiere bene della capitale. E ora parlano tanto di democrazia». Milton Friedman, padre del monetarismo, «indicava come esempio proprio Hong Kong, da lui ritenuta, e ammirata, come il supremo modello di capitalismo: una serie di diritti civili (libertà di stampa, di opinione, di espressione) ma ”nessuna libertà politica e il mercato più libero del mondo”». Nel 1879 Isabella Bird scriveva: «Ogni due minuti, in qualunque strada di Hong Kong, vedete un inglese che picchia il suo servitore cinese, con il bastone o con l’ombrello». Nel 1880 il maggiore inglese Edward Donovan, capo della guarnigione inglese, ammoniva: «I cinesi danno ampia dimostrazione visiva, auricolare e olfattiva di quanto non siano adatti a convivere nei quartieri degli europei». Nel 1897 Jane Morris scriveva che «un giudice si compiace nel tormentare gli imputati cinesi ”Zitto chiudi il becco”, ”vuoi ficcarti nella tua zuccaccia quel che ti ho detto” prima di condannare una puttana o uno straccivendolo». Per questo anche il più anticomunista dei cinesi ha un moto di orgoglio nazionalista nel vedere tornare la Cina.