Vittorio Zucconi, La Repubblica, 15/07/1996, 15 luglio 1996
Nelle notti del boia pentito, i sogni hanno il colore del rimorso. E non c’è mai notte senza che il sonno proietti sulla memoria di Donald Cabana, quel piccolo film nero girato alla mezzanotte del 6 agosto 1987, nella camera a gas del penitenziario di Parchman, nel Delta del Mississippi
Nelle notti del boia pentito, i sogni hanno il colore del rimorso. E non c’è mai notte senza che il sonno proietti sulla memoria di Donald Cabana, quel piccolo film nero girato alla mezzanotte del 6 agosto 1987, nella camera a gas del penitenziario di Parchman, nel Delta del Mississippi. Comincia sempre con il faccione nero di Connie Roy Evans legato alla sedia che lo guarda attraverso i vetri. Poi la pellicola si muove, lo scatto della leva che scarica le palline di cianuro, i denti del condannato serrati nell’ultimo sforzo di trattenere il fiato, il grido del boia, dapprima soltanto pensato, «respira, su da bravo, respira», poi urlato come un gesto di furiosa tenerezza per quell’uomo che non muore, «respira, cretino, respira pezzo di idiota, muori, muori». E finalmente le mandibole di Connie che si aprono, le boccate di gas di cianuro bevute ingordamente dal condannato a labbra spalancate, il tracciato dell’elettrocardiogramma che continua ad agitarsi come un mare ribelle, prima di appiattirsi finalmente nella bonaccia della morte. Ma soltanto dopo diciassette minuti. Diciassette minuti.