Vittorio Zucconi, La Repubblica, 15/07/1996, 15 luglio 1996
In tanti hanno provato a raccontare come si muore sul patibolo, lo hanno fatto benissimo Norman Mailer con Gary Gilmore e Truman capote con "A sangue freddo"
In tanti hanno provato a raccontare come si muore sul patibolo, lo hanno fatto benissimo Norman Mailer con Gary Gilmore e Truman capote con "A sangue freddo". Ma forse nessuno ci ha mai raccontato un’esecuzione dalla parte del boia, ha guardato il pitbolo attraverso gli occhi e il cuore di un uomo al quale la società aveva affidato l’assassinio di Stato e che si è ribellato. lo ha fatto donald Cabana, nuotando contro la marea di questo tempo di forche in un libro appena uscito ma che la cultura ufficiale, abbandonata dalla viltà elettorale dei suoi leader politici, Clinton in testa, ha ignorato: "Morte a Mezzanotte: confessione di un boia". Il cantico di un boia pentito. Mi ha raccontato adesso Donald o "Don" come preferisce farsi chiamare, con la sua voce al telefono lontana e incatramata di sigarette, che la sua conversione nacque da quell’errore contro il quale i colleghi, gli altri boia, lo avevano fraternamente messo in guardia: non avvicinarti mai alle vittime. «Il condannato deve essere un numero, un grumo di vita non più importante della muffa che trovi sul formaggio». E per qualche anno, Don Cabana ci riuscì. Mantenne rapporti corretti, distanti, con i 16 condannati rinchiusi nel suo braccio della morte sul Delta dell"Old Man River", del Mississippi. «Quando ammazzai il mio primo condannato, un tale chiamato Edward Earl Johnson, provai disagio, ma non lo avevo praticamente mai visto prima dell’esecuzione. La prima volta, dicevano i vecchi, è sempre la più dura».