Giorgio Meletti, Corriere della Sera, 14/07/1996; Massimo Riva, La Repubblica, 13/07/1996; Gildo Campesato, L’Unit, 16/07/1997; Giantomaso De Matteis, Il Sole 24 ore, 16/07/1996; Gianni Dragoni, Il Sole 24 ore, 08/08/1996; Enr. Ma., Corriere della S, 14 luglio 1996
Martedì scorso il governo ha deciso di vendere la Stet, la società finanziaria dell’Iri che si occupa di telecomunicazioni
Martedì scorso il governo ha deciso di vendere la Stet, la società finanziaria dell’Iri che si occupa di telecomunicazioni. La Stet va venduta perchè l’Iri ha 25 mila miliardi di debiti e, secondo dati resi noti dalla stessa azienda, a metà dell’anno prossimo non avrà una lira. Inoltre, per un impegno preso con la Comunità europea, il debito deve essere ridotto di 5.000 miliardi almeno entro la fine di quest’anno. La Stet è una "scatola che contiene altre scatole", cioè una società che possiede altre società. Si può quindi vendere o tutta insieme o un pezzo (una società) per volta. I fautori della "vendita tutta insieme" sono gli attuali manager della società: il presidente Biagio Agnes, l’amministratore delegato Ernesto Pascale, ecc. Costoro sostengono che «le società partecipate o controllate dalla Stet hanno un valore se stanno nel gruppo» (Pascale). Viene portato l’esempio della Sirti, società di impiantistica della Stet, che guadagna grazie alle commesse della Telecom (telefoni, sempre della Stet): se il padrone della Telecom domani fosse diverso da quello della Sirti, potrebbe far fare gli impianti a qualcun altro. Gli argomenti di coloro che propugnano la "vendita a pezzi" (o "spezzatino") sono sostanzialmente due. Primo argomento: vendendo a pezzi, lo Stato guadagnerebbe di più. Facendo riferimento ai prezzi pagati a suo tempo per l’acquisto di Finsiel e per la vendita del 20% di Italtel alla At&T, nonchè alle quotazioni di Borsa di giovedì scorso delle altre partecipate (Telecom, Tim, Sirti), il valore della Stet risulta di 34.400 miliardi. La valutazione del titolo Stet nello stesso giorno è invece pari a 23.700 miliardi. In base a questi calcoli (che Pascale giudica "puramente teorici"), vendere la Stet "tutta insieme" invece dei suoi singoli pezzi uno per uno garantisce al compratore uno sconto del 31% (10.700). Secondo argomento: vendendo la Stet a pezzi si permetterebbe a molti soggetti di entrare nel mondo delle telecomunicazioni, perchè, se anche il ricavo complessivo sarà più alto, il prezzo di ogni singola operazione sarà più basso e permetterà di concorrere anche ad aziende medie e medio-grandi. Sono favorevoli alla vendita tramite smembramento gli operatori di Borsa, gli economisti liberali, ecc. Il Governo ha finora deciso di vendere tutto insieme, eccezion fatta per la Seat (Pagine gialle) che verrà scorporata dal gruppo e data via entro la fine dell’anno. Contrarissimi alla privatizzazione della Stet si sono dichiarati Rifondazione, Alleanza Nazionale e i sindacati. Più morbida la posizione di Forza Italia. Dall’estero la decisione di vendere è stata commentata molto favorevolmente.