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 1997  marzo 17 Lunedì calendario

Sulle strade dell’Africa potrebbe capitarvi di incontrare una sorta di Babbo Natale in vesti arabe che distribuisce caramelle ai bambini neri

Sulle strade dell’Africa potrebbe capitarvi di incontrare una sorta di Babbo Natale in vesti arabe che distribuisce caramelle ai bambini neri. Il volto cotto dal sole, la barba bianca, un copricapo indigeno a proteggere la testa calva e un’aria amaramente sorridente: sembra uno di quei santoni che popolano le fiabe dell’Islam, in parte mistici, in parte folli. Nessuno riconoscerebbe in quei panni color porpora un europeo. E soprattutto nessuno vi riconoscerebbe il ricercato numero uno scampato alle manette, l’ultimo a resistere alle ricerche del pool. Questa è la storia della fuga più lunga di Mani Pulite. Una latitanza triste, quasi disperata, senza nulla di dorato o di affascinante. Un viaggio nel cuore del Continente nero, in cerca di rifugi sempre più sicuri ed affondando in una solitudine sempre più profonda. Fino a piangere senza sosta per la morte del solo amico che gli era rimasto: un cucciolo di bassethound, investito da una jeep fuori dal cancello della sua ultima fattoria. L’unico conforto di un sessantaquattrenne pieno di acciacchi e costretto a separarsi pure dalla moglie, colpita da una malattia. Un essere distrutto, che però non vuole arrendersi. E continua il suo pellegrinaggio sotto mentite spoglie da uno stato all’altro dell’Africa australe: Kenia Zimbabwe ed infine Zambia. Qualunque sacrificio, pur di non tornare in prigione. Quando il pool si è messo al lavoro, Troielli era il solo dell’entourage socialista a conoscere il carcere.