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 1997  marzo 17 Lunedì calendario

Gli altri tesorieri di casa Craxi si sono consegnati da tempo. Poche settimane di cella, poi sono tornati in libertà, alle loro case e alla vita di una volta

Gli altri tesorieri di casa Craxi si sono consegnati da tempo. Poche settimane di cella, poi sono tornati in libertà, alle loro case e alla vita di una volta. Troielli invece non riesce a gettare la spugna. come prigioniero del suo ruolo: un attore che non sa uscire dalla parte. Spesso ha la tentazione di lasciarsi andare: fa mosse azzardate, forse con la speranza di essere sorpreso. Si inoltra in Europa, percorrendo in senso inverso le rotte delle vacanze. Sfrutta i charter che da Mombasa trasportano vagonate di turisti verso Parigi, Amsterdam e Vienna. Cambia aereo, passaporto ad ogni scalo. Finora gli è andata bene. Anche perché pochi si ricordano di lui. La sua è una posizione di retroguardia, seppur inespugnabile: il sistema di conti che si è fatto costruire ad Hong Kong ha resistito ad ogni rogatoria. Ma dietro quelle banche ci sono pochi misteri. No, Troielli si protegge solo dalla fobia della cella. Da quell’incubo che dopo dodici anni lo tormenta ancora. Con un dettaglio che l’ossessiona: la copia del ”Manifesto” che Francesco Greco si portava dietro gli interrogatori. Il boiardo del Garofano la considerava come una bandiera, il simbolo di una giustizia politicizzata che non poteva accettare. E che però, una volta scarcerato, non lo ha dissuaso dall’accumulare mazzette e reati. Nella sua via crucis africana le cronache gli hanno riservato una sola soddisfazione: l’arresto di Francesco Pacini Battaglia. Non l’aveva mai sopportato: detestava i modi arroganti e soprattutto malediceva il suo passaggio soft attraverso le inchieste. I magistrati di La Spezia gli hanno regalato l’unica bella notizia della latitanza. Come un leone ormai vecchio, costretto a lottare fino al tramonto e trascinarsi in una sterminata agonia, ma ancora pronto a togliersi la soddisfazione di un’ultima zampata.