Vittorio Zucconi, D di Repubblica, 17/06/1997, 17 giugno 1997
Un’ora dopo era in Jamaica. Due ore dopo, grazie ad un autobus troppo affollato per preoccuparsi dei biglietti, era alle porte del paradiso, l’hotel Sandals
Un’ora dopo era in Jamaica. Due ore dopo, grazie ad un autobus troppo affollato per preoccuparsi dei biglietti, era alle porte del paradiso, l’hotel Sandals. E fu qui che nell’ebbrezza del sogno quasi realizzato dopo 72 ore di viaggio, nell’eco ormai vicina e deliziosa delle risate di donne, dei tonfi dei corpi in acqua, nel ritmo morbido degli ”steel drums”, dei tamburi d’acciaio che suonano il reggae, Rubin si rilassò. E si fregò. «Are you alone?» lei è solo, l’apostrofò a bruciapelo un impiegato dell’hotel. Sì, rispose lui senza pensare, senza sapere. L’impiegato sorrise con l’aria del gatto che ha mangiato il canarino e allora qui non può stare. E perché? balbettò Rubin. Perché il Sandals, signore, disse quello calcando con sarcasmo sulla parola signore, è un albergo riservato esclusivamente alle coppie. Niente singles al Sandals. Poche ore più tardi sentendosi come Adamo cacciato dal Paradiso senza neppure uno straccio d’Eva, Rubin era al consolato americano di Montego Bay, con un biglietto di ritorno per Atlanta. Ma la storia ha un lieto fine: l’albergo, commosso da tanta tenacia e da tanta pubblicità gratuita, ha offerto a Rubin un mese di soggiorno in cambio di qualche ora di lavoro come garzone al bar della piscina. Il management dell’albergo ha posto una condizione, perché le regole sono regole: che non venga da solo. Nessun problema. Ha già una donna pronta ad accompagnarlo: la sua mamma. Il che, visto che Rubin ha appena 10 anni, non gli farà neanche male.